Per l’inizio di stagione ogni pescatore affina le proprie tecniche, facendo tesoro delle proprie esperienze passate e cercando di cogliere qualche suggerimento da chi conosce profondamente il fiume.
Si sa, nella pesca, come nella vita, non si smette mai di imparare. Tra i conoscitori delle nostre acque spicca Tiziano Tempra, autentico “valtellinese DOC”, a cui abbiamo rivolto alcune domande per la rubrica dei costruttori.

Ciao Tiziano. Ti va di presentarti per chi non dovesse ancora conoscerti?
Sono Tiziano Tempra, ma tutti mi chiamano Titty. Sono nato a Sondrio nel 1970 e risiedo ancora qui con la mia famiglia. Sono Presidente dell’Associazione Pesca Città di Sondrio, di cui sono orgogliosamente membro da anni. La mia passione per la pesca è nata grazie a mio nonno, che a soli 5 anni mi ha regalato la prima canna e la licenza di pesca. Ho iniziato con la pesca al tocco e a “pennetta”, ma a vent’anni ho scoperto quasi per caso la pesca a mosca.
Da quel momento ho abbandonato tutte le altre tecniche, dedicandomi completamente al fly fishing. Ho cominciato costruendo le mie prime ninfe, approfondendo tecniche attraverso riviste e libri di settore. A 25 anni ho conosciuto Giuliano Meret, una figura di riferimento nel fly tying valtellinese e nazionale, con il quale condivido tuttora un proficuo scambio di idee e segreti.
La costruzione delle mosche è per me un’arte, non solo uno strumento per pescare: è parte integrante della mia vita. Nel mio studio, dedicato esclusivamente alla costruzione, mi immergo completamente nella mia passione, che mi rasserena e mi rende felice. Curiosità, attenzione ai dettagli e voglia di migliorare sono la mia costante fonte di ispirazione. Il mio motto è: “Non si è mai arrivati.”
Che preferenze di acqua hai per insidiare le trote a inizio stagione?
L’importante è che ci sia acqua! Battute a parte, preferisco le acque veloci e i raschi con livelli non troppo elevati. Sul fiume l’adrenalina cresce, e mi adatto facilmente alle condizioni che trovo. Non ho pregiudizi sul colore dell’acqua: ho catturato pesci anche in acque torbide e nei mesi estivi, spesso con livelli e colori proibitivi.
Ci consigli delle mosche must-have per l’inizio stagione, cosa proponi?
Per le ninfe, consiglio modelli “leggeri” che puntino sulla naturalezza della presentazione: Biancanera, Pheasant Tail in tutte le sue varianti e la Rosina (particolarmente valida per il temolo)



Per le mosche secche invece posso direi che le mie preferite che consiglio sono: Effimera generica , Piccola emergente, e una Mosca d’insieme



Delle tue proposte, ti andrebbe di spiegarci il perchè funzionano? O meglio, cosa hai notato che le differenzia dalle altre? Quale secondo te il fattore catturante?
Credo che sia fondamentale avere fiducia nelle esche che si utilizzano, scegliendo con cura la dimensione e il colore in base alle condizioni dell’acqua. Una corretta presentazione dell’esca è cruciale. Personalmente, preferisco ami “grub” rispetto agli ami “dritti” e presto molta attenzione alla silhouette della mosca. Equilibrio, proporzioni e armonia dei colori sono essenziali per me.
Come sono nate le tue mosche? Hanno una storia? C’è qualche aneddoto in particolare? Te le ha mostrate qualcuno? Dressing classici?
All’inizio ho avuto la fortuna di conoscere maestri come Giuliano Meret e Cosimo Schiena, che mi hanno trasmesso questa passione. La creatività e la sperimentazione sono per me fondamentali. Sebbene proponga spesso dressing classici, mi piace giocare con i colori e sperimentare continuamente.
Meglio materiale sintetico o naturale? Spiegaci perchè
Prediligo il materiale naturale, ma mi piace sperimentare combinandolo con sintetico. Le ninfe sopra menzionate ne sono un esempio: la sfida è trovare il giusto equilibrio tra i due materiali per ottenere risultati ottimali.
Grazie Titty, per il momento ci hai fornito preziosi consigli ed esempi, sufficienti per mettersi al morsetto e riassortire le scatole.
Tight Lines!
- Posted in: In evidenza, Pescare in Valtellina 2.0